Entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire
come funziona una tradizionale TV a tubo catodico ed una di nuova generazione a
LCD o PLASMA, con differenze pregi e difetti.

LA TV A TUBO CATODICO:
La
televisione (dal greco τῆλε, a distanza, e dal latino
video, vedere) è uno dei mezzi di comunicazione più
conosciuti e più utilizzati al mondo, consistente nella
trasmissione via radio di immagini e suoni. È uno dei mezzi di
comunicazione di massa.
Funzionamento
Partendo dal
concetto della persistenza delle immagini sulla retina umana, il
cui principale utilizzo comunicativo era il cinema, calcolando
delle proporzioni di definizione per le quali l'occhio umano non
avrebbe potuto distinguere le differenze di dimensione
infinitesima, si pensò di rendere su uno schermo idoneo
(televisore) un'immagine elettronica scandita altrove da una
telecamera e trasmessa via radio. La telecamera, ricalcata per
le ottiche sulla cinepresa, analizzava elettronicamente
brandelli infinitesimali dell'immagine inquadrata, usando un
pennello elettronico di lettura che scandiva l'immagine per
righe, da sinistra a destra, componeva un pacchetto di dati del
tipo "luce/buio" (analogo all'acceso/spento e poi allo 0/1 del
sistema binario) e lo trasmetteva ordinatamente via radio.
Dall'altro lato, il ricevitore decodificava questi dati
attraverso un altro pennello elettronico (di scrittura) che
percorreva da dietro, sempre per righe alterne, lo schermo:
questo fascio di elettroni accendeva dei fosfori che una volta
"eccitati" emettevano luce, lasciando inerti quelli dove
occorreva buio.
Il
fascio di elettroni veniva "guidato" da un campo
elettromagnetico creato da delle bobine che si trovano sul collo
del tubo catodico
I tempi
ridottissimi di scansione (25 fotogrammi al secondo)
consentivano poi di rendere le immagini in sequenza a ritmi
superiori a quelli del cinema, consentendo un'ottimale resa del
movimento.
Per la
trasmissione furono scelte gamme di frequenza che consentissero
un'ampia portata di dati, le migliori risultando infine quelle
delle VHF (Very High Frequencies, frequenze da 30 a 300 MHz)
e UHF (Ultra High Frequencies, frequenze da 300 MHz a 3.0 GHz).
Per la ricezione si rese necessario dotare gli apparati
riceventi di antenne complesse, capaci di raccogliere con
sufficiente amplificazione le vari componenti del segnale.
La banda
che ogni canale occupa è di 7 MHz per trasmissioni in VHF, 8 MHz
per trasmissioni in UHF
La televisione in Italia
Il segnale
arrivò su tutto il territorio nazionale due anni dopo, e a quel
momento gli abbonati erano ancora relativamente pochi - 360.000
- a causa del costo elevato degli apparecchi.
Dagli
anni Cinquanta
la diffusione della tv crebbe a ritmi stupefacenti, come
precedentemente accaduto sul mercato americano.
In
quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi
italiani potevano permettersi, tanto che i bar o le case dei
propri vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di
gruppo, soprattutto in occasione delle trasmissioni del primo e
subito popolarissimo telequiz italiano, i primi pionieri furono
Mario Riva con
Il Musichiere,
e
Mike Bongiorno
con
Lascia o raddoppia?.
Negli
anni '60, con il progresso dell'economia, il televisore divenne
accessorio di sempre maggior diffusione, sino a raggiungere
anche classi sociali meno agiate; l'elevato tasso di
analfabetismo riscontrato fra queste suggerì la messa in onda di
Non è mai troppo tardi
(1959-1968),
un programma di insegnamento elementare condotto dal maestro
Alberto Manzi
e che, è stato stimato, avrebbe aiutato quasi un milione e mezzo
di adulti a conseguire la licenza elementare.
Almeno nella
fase iniziale la televisione italiana era una delle più
pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente
educative e se da un lato, non cercando il consenso dei
telespettatori, era considerata soporifera, ha indubbi
meriti nei confronti di una situazione di partenza di una
nazione arretrata e culturalmente divisa.
Anche le
tappe successive dello sviluppo televisivo italiano indicano un
ritardo rispetto agli altri paesi europei: solo nel
1961
iniziarono le trasmissioni del secondo canale RAI e la terza
rete tv arrivò tra la fine del
1979 e
l'inizio del
1980
(come da riforma del 1975), sempre nello stesso anno nasce
Telemilano 58 diventa Canale 5.
Il decennio
successivo vide l'affermazione delle emittenti private di Silvio
Berlusconi e il loro immediato successo (con l'aiuto di Bettino
Craxi, che con un decreto legalizzò la tv privata a carattere
nazionale, che prima era illegale per il monopolio di stato
RAI).
Per conoscere
in modo approfondito la storia della tv consulatate il seguente
link:
http://www.serenoeditore.com/tecnologie/storiatv.htm
Articolo tratto da
http://it.wikipedia.org.
per ulteriori approfondimenti cliccate sul link del sito
PREGI DI UNA TV
TRADIZIONALE:
PREZZO
commercialmente ora molto basso
RESISTENZA non
si aggiusta proprio con il filo di ferro ma quasi.....
PEZZI DI RICAMBIO
reperibili a prezzi piuttosto contenuti
DIFETTI:
emissione di radiazioni dallo schermo fastidiose a lungo andare all'occhio umano
INGOBRO:
televisori da pollici in su hanno un volume piuttosto ingombrabte
SURRISCALDAMENTO:
tali apparecchi se tenuti molto accesi scaldano parecchio sopratutto se
contenuti all'interno di mobili ad incasso.
LA TV al PLASMA e LCD

Un "Semplice"
principio di base
L'idea di base dietro
il funzionamento degli schermi
al plasma è
abbastanza semplice: ogni sotto-pixel è una lampadina fluorescente microscopica
che emette un colore primario - rosso, verde o blu. Modificando l'intensità
della luce emessa dai sotto-pixel è possibile visualizzare un'infinità di
colori.

Il
principio dietro allo
schermo al plasma è lo
stesso che permette il funzionamento dei tubi fluorescenti tanto familiari a
tutti noi: un gas rarefatto (per esempio l'argon) viene sigillato all'interno di
un tubo. Ad ogni estremità ci sono elettrodi ai quali viene applicata
elettricità ad alto voltaggio, nell'ordine di centinaia di volt. Il gas
all'interno del tubo è elettricamente neutro ma l'eccitazione dovuta alla
corrente lo trasforma in plasma: un gas composto da elettroni liberi e ioni
positivi (la somma delle cariche rimane neutra). A causa della differenza di
potenziale di centinaia di volt, gli elettroni scorrono verso l'elettrodo
positivo, mentre gli ioni positivi vengono attratti dal terminale negativo del
tubo. Questa movimentazione produce impatti tra gli atomi i quali, impattando,
acquistano energia e i propri elettroni passano in un'orbita a energia
superiore. Quando ritornano alla loro orbita originale liberano un fotone: un
"quantum" di luce.
La luce
rilasciata è quindi il risultato del movimento del plasma sotto gli effetti di
un forte campo elettrico. Ma non è sufficiente applicare continue differenze di
potenziale sui terminali del tubo. Il plasma deve essere mantenuto in continuo
movimento in modo che non smetta di emettere luce, per questo è necessario
applicare sui terminali corrente alternata. Questi voltaggi causano la
migrazione degli ioni del gas da un terminale all'altro, avanti e indietro.
C'è però un problema: la luce emessa dal plasma non è
visibile. Si tratta infatti di radiazioni ultraviolette e gli UV sono invisibili
ad occhio umano, per questo devono essere trasformate in qualcosa di visibile.
La trasformazione viene effettuata ricoprendo la superficie interna del tubo con
una polvere sensibile agli UV che emette luce bianca (nel caso di tubi per
illuminazione convenzionale). Questa polvere, spesso chiamata fosforo, è un
scintillatore: un materiale che converte una forma di radiazione in un'altra.
L'utilizzo di scintillatori non è una novità nel mondo
delle tecnologie di visualizzazione. I Tubi a Raggi Catodici (CRT) contengono
scintillatori che convertono il raggio di elettroni in luce rossa, verde o blu.
Dal tubo
fluorescente al pixel del plasma
L'applicazione di
questa tecnologia ai
pixel di uno schermo al
plasma è abbastanza
semplice. Ogni pixel è costituito da tre identiche cavità microscopiche
contenenti un gas rarefatto (Xeon) ed aventi due elettrodi, uno frontale e uno
posteriore. Applicando una forte corrente alternata ad entrambi gli elettrodi il
plasma contenuto nelle cavità viene messo in moto emettendo raggi UV
(visualizzati nel grafico in viola) che colpiscono il scintillatore. Questi
scintillatori sono scelti in modo tale da emettere ciascuno un differente colore
primario: rosso, verde o blu. La luce colorata passa quindi attraverso il vetro
per essere vista dall'utente

Mentre il funzionamento
dei pixel del plasma è simile a quello dei tubi catodici, la fabbricazione di
interi
pannelli di pixel
implica qualche problema tecnico. La prima difficoltà che incontrano i
produttori di
schermi al plasma
riguarda le dimensioni dei singoli pixel. Un sotto-pixel ha un volume pari a
200µm x 200µm x 100µm e non sono fatti per essere assemblati in milioni, l'uno
di fianco all'altro. Inoltre, l'elettrodo frontale deve essere costruito il più
trasparente possibile. Grazie alle sue caratteristiche di conduttore e di
trasparenza, la scelta del conduttore ricade molto spesso sull'ITO (indium tin
oxide). Sfortunatamente gli schermi al plasma possono essere talmente larghi, e
lo strato di ITO così sottile, che la resistenza elettrica del materiale diventa
troppo alta per assicurare una buona propagazione del voltaggio (circa 300
volt). Per risolvere questo problema si aggiunge uno strato sottile di cromo,
migliore conduttore ma purtroppo opaco.
Alla fine bisogna
ancora trovare gli scintillatori giusti, (chiamati anche luminofori). Quelli
usati nei pixel degli schermi al plasma dipendono dal colore desiderato:
- Verde: Zn2SiO4:Mn2+ /
BaAl12O19:Mn2+
- Rosso: Y2O3:Eu3+ /
Y0,65Gd0,35BO3:Eu3
- Blu: BaMgAl10O17:Eu2+
Questi tre luminofori
producono lunghezze d'onda tra 510 e 525 nm per il verde, 610 nm per il rosso e
450 nm per il blu. (Ok, le esatte formule chimiche non hanno alcuna importanza
per la comprensione del funzionamento degli schermi al plasma, ma potrebbero
essere comunque apprezzate dai nostri amici chimici!)
L'ultimo
problema rimasto riguarda il modo in cui indirizzare i pixel poiché, come
abbiamo visto, per ottenere diverse sfumature di colore l'intensità della luce
dei sotto-pixel deve essere variabile indipendentemente dai pixel confinanti

Su uno
schermo al plasma da
1280x768 pixel, ci sono approssimativamente tre milioni di sotto-pixel con sei
milioni di elettrodi. Naturalmente è impossibile tracciare sei milioni di linee
per controllare il singolo sotto-pixel, per questo le linee sono multiplexate:
quelle frontali sono in comune per un'intera riga mentre ognuna di quelle
posteriori collega una colonna di elettrodi. La scheda elettronica montata su
questi schermi successivamente sceglierà quali pixel dovranno essere accesi
sullo schermo. Questa operazione viene eseguita molto velocemente, tanto da
essere completamente invisibile all'utente; accade qualcosa di simile alla
scansione dei monitor
CRT. Ci sono anche altre tipologie di schermi al plasma, ma non le
studieremo nel dettaglio in questo articolo. La variante più comune è comunque
il
pannello a corrente
complanare alternativa (AAC), che invece dei due elettrodi, ne utilizza tre
(scansione, sostegno e dati) per ogni pixel.

Grazie alla sua trasparenza gli elettrodi frontali (per scansione e sostegno)
sono fatti di ITO.
Il controllo degli schermi ACC è molto più complesso, ma
il loro più grande vantaggio sta nella capacità di mantenere il flusso del
plasma per più tempo rispetto ad uno schermo tradizionale. Nello stadio
iniziale, una grande differenza di potenziale pari a 300V, applicati come +100V
e -200V tra gli elettrodi di scansione e di dati, crea un "muro" di carica.
Applicando corrente alternata tra i due elettrodi (+180V, -180V, +180V, etc.) le
cariche vengono quindi alternate tra gli elettrodi di scansione e di sostegno.
Il vantaggio di questa tecnologia è che il flusso del plasma può essere tenuto
attivo più a lungo, mentre si mantiene libero l'elettrodo dei dati per
indirizzare un altro pixel. Allo stesso modo le scariche possono essere
interrotte utilizzando lo stesso elettrodo dati.
Vantaggi e svantaggi degli schermi al
Plasma
Qualità innegabili
La
tecnologia al
plasma ha innumerevoli
vantaggi rispetto quella degli schermi LCD e CRT. Prima di tutto, la scelta
dell'uso di scintillatori. Per i
televisori al plasma
permette di ottenere una gamma cromatica più ampia di qualsiasi monitor CRT e
caratterizzata da colori più brillanti.
Origine dati:
NEC-Mitsubishi
Secondo, le
angolazioni della visuale. Sono molto ampie, specialmente se confrontate con
quelle degli
LCD, perchè,
diversamente dalla tecnologia LCD, la luce viene generata dai pixel stessi.
Inoltre gli
schermi al plasma non
hanno bisogno di polarizzatori.
Infine, il
contrasto. La qualità dei toni neri è equivalente a quella dei migliori
televisori CRT:
contrariamente a ciò che accade negli schermi LCD, un
pixel spento non emette
alcuna luce. I televisori al plasma sono anche dotati di una migliore luminosità
rispetto i CRT, raggiungendo valori tra i 900 e i 1000 nit.
Da notare
anche il fatto che gli schermi al plasma possono avere diagonali di grandi
dimensioni (da 32 a 50 pollici) e profondità molto ristrette; vantaggio enorme
rispetto i CRT che come ben sapete, diventano più ingombranti in profondità al
crescere della diagonale.
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LCD vs. Plasma:
i segreti di queste due tecnologie |
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Svantaggi
più grandi
La dimensione dei
pixel
rappresenta uno dei più grossi svantaggi degli schermi al plasma. È
difficile, se non impossibile, ridurre le dimensioni dei pixel al di
sotto dei 0.5 o 0.6 mm. Di conseguenza non esistono
televisori al plasma
con diagonali inferiori ai 32 pollici (82 cm). Per mantenere posizioni
competitive sul mercato, i produttori di televisori al plasma non hanno
avuto altra scelta se non quella di aumentare le dimensioni degli
schermi, limitandosi così alla fascia di mercato per televisori dai 32
ai 50 pollici (da 82 a 127 cm).
Per quanto
riguarda la qualità dell'immagine, ci sono ancora problemi
essenzialmente legati alla natura dei pixel stessi. Dato che un pixel al
plasma ha
bisogno di scariche elettriche per generare luce, un pixel può venire
acceso o spento ma non ha uno stato intermedio. Per questo motivo i
produttori usano un metodo chiamato PCM (Modulazione a Codice Di
Impulso) per controllarne la luminosità.
Il metodo in
realtà è semplice, per rendere un pixel più brillante viene
accesso più
frequentemente. Al contrario, per ottenere un'immagine più scura, viene
acceso meno spesso. Questi effetti non vengono notati dall'occhio umano
in quanto percepisce una specie di media temporanea dei tempi di
accensione. È funzionale ma comporta diversi problemi, di cui il più
significativo è rappresentato dalla ridotta quantificazione dei colori
più bui, rendendo più difficile la distinzione tra due tonalità scure.
Mentre questa tecnologia
produce immagini più uniformi quando lo spettatore è lontano dallo
schermo, crea
disagi visivi se la distanza tra utente e schermo è breve. Generalmente
si assume che l'occhio umano non è in grado di distinguere alcuno
sfarfallio dei pixel se la frequenza è superiore agli 85Hz, ma non è
propriamente vero. Infatti l'occhio è perfettamente in grado di scorgere
queste veloci variazioni di luminosità, ma il cervello non può elaborare
le immagini così velocemente. Di conseguenza, un'immagine a 85Hz può
causare un affaticamento visivo senza che l'utente si sia accorto di
alcuno sfarfallio dell'immagine.
Sfortunatamente questo è il
caso dei pixel al plasma. Lo sfarfallio può causare affaticamento visivo
se siete troppo vicini allo schermo, quindi, più l'immagine di uno
schermo al plasma è grande, più dovrete stare lontani dal
televisore,
rendendovi meno intensa ogni sensazione di immersione nell'immagine.
I pixel al plasma sono anche
soggetti a bruciature. Se proiettate per un tempo abbastanza lungo
un'immagine su un
monitor CRT, la
vedrete permanentemente stampata sul fosforo. Questo fenomeno è dovuto
al prematuro invecchiamento degli scintillatori quando vengono usati in
continuazione, causando un crollo della loro efficienza. Dato che la
tecnologia al plasma si basa sull'uso di scintillatori, soffre dello
stesso difetto dei
televisori CRT.
In condizioni di normale
utilizzo del televisore, la bruciatura dei pixel non rappresenta un vero
problema, dato che l'immagine visualizzata cambia frequentemente i pixel
invecchiano in modo uniforme. Questo problema solitamente si nota nelle
applicazioni di tipo
business; per
esempio, quando lo schermo deve visualizzare lo stesso canale 24 ore al
giorno per 7 giorni alla settimana, il logo del canale (CNN, NBC, MTV,
etc.) rimane impresso sullo schermo perchè non è soggetto a variazioni
di posizioni o a modifiche grafiche. Oppure, quando uno schermo al
plasma viene usato per visualizzare pubblicità o messaggi statici,
l'immagine proiettata a lungo viene anch'essa "scritta" permanentemente
sugli scintillatori dello schermo.
Questo fenomeno è il vero
limite della tecnologia al plasma. Contrariamente a quanto si pensa
questi
schermi non
hanno perdite di alcun tipo, e non devono essere ricaricati. Gli
scintillatori però invecchiano, e sfortunatamente non si può fare molto
per evitarlo. A peggiorare le cose, il fatto che non tutti i tipi di
scintillatori invecchiano alla stessa velocità; il canale blu, per
esempio, invecchia sempre più in fretta degli altri, anche se la
situazione è profondamente migliorata rispetto ai modelli più vecchi.
Infine il fattore economico:
questi schermi sono costosi. Non solo sono difficili da produrre, ma
l'elettronica di controllo dello schermo richiede specifici
semiconduttori ad alte prestazioni perchè le linee di controllo degli
elettrodi devono trasportare centinaia di volt ad alte frequenze. La
diretta conseguenza di questa gestione e dell'impiego di alte tensioni,
è l'alto consumo energetico, di gran lunga più alto dei monitor LCD. Per
farvi un esempio, uno schermo al plasma da 42" (107 cm) consuma 250W,
mentre un LCD con la stessa diagonale richiede solo 150W. |
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Il presente
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